La Bibbia, norme di condotta - Consigli.

- La BIBBIA -

Le Sacre Scritture, l’ispirata Parola di Geova, riconosciuta come il più grande libro di tutti i tempi per l’antichità, la divulgazione, il numero di lingue in cui è stato tradotto, l’insuperabile valore letterario e la straordinaria importanza che ha per tutto il genere umano.

Indipendente da tutti gli altri libri, non ne imita e non ne copia nessuno.

Grazie ai propri meriti, la Bibbia fa onore al suo unico Autore.

Si distingue anche per aver superato violente polemiche più di qualsiasi altro libro, odiata com’è da molti.

Nome.

Il sostantivo italiano “Bibbia” deriva, attraverso il latino, dalla parola greca biblìa, che significa “libretti”.

Questa a sua volta deriva da bìblos, termine che indica la parte interna della pianta di papiro, da cui si ricavava una specie di carta.

I greci chiamarono “Biblos” la città fenicia di Ghebal, famosa per la produzione di carta di papiro. (Vedi Gsè 13:5, nt.).

Col tempo biblìa finì per indicare vari scritti, rotoli, libri, e quindi la raccolta di libretti che costituiscono la Bibbia.

Girolamo chiamò questa raccolta Bibliotheca Divina.

Gesù e gli scrittori delle Scritture Greche Cristiane chiamavano questa raccolta di scritti sacri “le Scritture”, le “sacre Scritture” o “gli scritti sacri”. (Mt 21:42; Mr 14:49; Lu 24:32; Gv 5:39; At 18:24; Ro 1:2; 15:4; 2Tm 3:15, 16)

Questa raccolta è l’espressione di un Dio comunicativo messa per iscritto, la Parola di Dio, e ciò è confermato da frasi come “espressione della bocca di Geova” (De 8:3), “detti di Geova” (Gsè 24:27), “comandamenti di Geova” (Esd 7:11), “legge di Geova”, “rammemoratore di Geova”, “ordini di Geova” (Sl 19:7, 8), “parola di Geova” (Isa 38:4; 1Ts 4:15), ‘espressione di Geova’ (Mt 4:4). Più volte questi scritti sono definiti “sacri oracoli di Dio”. — Ro 3:2; At 7:38; Eb 5:12; 1Pt 4:11.

Divisione.

Sessantasei singoli libri da Genesi a Rivelazione compongono il canone biblico.

La scelta di questi particolari libri, con l’esclusione di molti altri, è una prova che l’Autore divino non solo ne ha ispirato la stesura ma ne ha anche salvaguardato la raccolta e la preservazione nel catalogo sacro. (Vedi APOCRIFI; CANONE).

Trentanove dei 66 libri, pari a tre quarti della Bibbia, sono chiamati Scritture Ebraiche, poiché furono tutti scritti inizialmente in quella lingua, ad eccezione di alcuni brani scritti in aramaico. (Esd 4:8–6:18; 7:12-26; Ger 10:11; Da 2:4b–7:28)

Gli ebrei univano alcuni di questi libri e quindi ne avevano solo 22 o 24, che però includevano lo stesso materiale.

Sembra inoltre che fosse loro abitudine suddividere le Scritture in tre parti: ‘la legge di Mosè, i Profeti e i Salmi’.

(Lu 24:44; vedi SCRITTURE EBRAICHE).

 

La restante parte della Bibbia è chiamata Scritture Greche Cristiane, perché i 27 libri che la compongono furono scritti in greco.

Il fatto che questi libri siano stati scritti, raccolti e ordinati nel canone biblico dimostra la supervisione di Geova dall’inizio alla fine. — Vedi SCRITTURE GRECHE CRISTIANE.

La suddivisione della Bibbia in capitoli e versetti (1.189 capitoli e oltre 31.000 versetti) non è opera degli scrittori originari, ma è un’aggiunta molto utile fatta secoli dopo.

I masoreti divisero le Scritture Ebraiche in versetti; poi nel XIII secolo E.V. si aggiunse la divisione in capitoli.

E l’edizione della Bibbia in francese pubblicata da Robert Estienne nel 1553 è la prima Bibbia completa con l’attuale divisione in capitoli e versetti.

I 66 libri della Bibbia formano tutti insieme un’opera unica, completa.

La divisione secondo la lingua predominante in cui ci sono pervenuti i manoscritti non vuole infrangere l’unità della Bibbia, così come l’indicazione dei capitoli e versetti è fatta solo per facilitare lo studio.

Abbiamo perciò Scritture Ebraiche e Scritture Greche, queste ultime con l’ulteriore designazione di “Cristiane” per distinguerle dalla Settanta, che è la traduzione greca delle Scritture Ebraiche.

“Vecchio Testamento” e “Nuovo Testamento”. Oggi le Scritture scritte in ebraico e aramaico vengono comunemente chiamate “Vecchio (o Antico) Testamento”.

Questo a motivo della lezione di 2 Corinti 3:14 secondo la Vulgata latina, la Diodati e diverse traduzioni italiane.

Comunque in questo versetto la lezione “vecchio testamento” non è corretta.

Qui il vocabolo greco diathèkes significa “patto”, come negli altri 32 casi in cui ricorre nel testo greco.

Molte traduzioni moderne lo rendono correttamente “vecchio (o antico) patto”.

 L’apostolo Paolo non sta parlando delle Scritture Ebraiche e Aramaiche nel loro insieme.

E neanche vuol dire che gli ispirati scritti cristiani costituiscano un “nuovo testamento (o patto)”.

L’apostolo sta parlando dell’antico patto della Legge, messo per iscritto da Mosè nel Pentateuco e che costituisce solo una parte delle Scritture precristiane.

Per questo egli dice nel versetto successivo “ogni volta che si legge Mosè”.

Quindi non ci sono valide ragioni per chiamare le Scritture Ebraiche e Aramaiche “Vecchio Testamento” e le Scritture Greche Cristiane “Nuovo Testamento”. Gesù Cristo stesso si riferì alla raccolta di scritti sacri come alle “Scritture”. (Mt 21:42; Mr 14:49; Gv 5:39)

L’apostolo Paolo le chiamava “sacre Scritture”, “Scritture” e “scritti sacri”. — Ro 1:2; 15:4; 2Tm 3:15.

L’Autore.

L’accluso prospetto indica che circa 40 scribi o segretari umani furono impiegati dall’unico Autore, Geova, per redigere la sua ispirata Parola.

“Tutta la Scrittura è ispirata da Dio”, e ciò include gli scritti delle Scritture Greche Cristiane insieme al “resto delle Scritture”. (2Tm 3:16; 2Pt 3:15, 16)

L’espressione “ispirata da Dio” traduce il termine greco theòpneustos, che significa “alitata da Dio”.

‘Alitando’ su uomini fedeli, Geova Dio fece in modo che il suo spirito o forza attiva divenisse operante su di loro e indicasse quello che voleva far scrivere, poiché, come è scritto, “la profezia non fu mai recata dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini parlarono da parte di Dio mentre erano sospinti dallo spirito santo”. — 2Pt 1:21; Gv 20:21, 22; 

 ISPIRAZIONE.

Questo invisibile spirito santo è il simbolico “dito” di Dio.

Perciò gli uomini che videro Mosè compiere imprese soprannaturali esclamarono: “È il dito di Dio!” (Eso 8:18, 19; cfr. con le parole di Gesù in Mt 12:22, 28; Lu 11:20).

Con un’analoga manifestazione di potenza divina il “dito di Dio” cominciò a scrivere la Bibbia incidendo i Dieci Comandamenti su tavolette di pietra. (Eso 31:18; De 9:10)

Sarebbe dunque stato semplice per Geova servirsi di uomini come suoi scribi anche se erano “illetterati e comuni” in quanto a istruzione scolastica (At 4:13), e senza tener conto se qualcuno di loro era pastore, agricoltore, fabbricante di tende, pescatore, esattore di tasse, medico, sacerdote, profeta o re.

La forza attiva di Geova metteva i pensieri nella mente dello scrittore e, in certi casi, gli permetteva di esprimere il pensiero divino con parole proprie, lasciando che lo scritto ne rivelasse la personalità e i tratti individuali, pur conservando al tempo stesso una mirabile unità in quanto al tema e all’intento.

Così la Bibbia, riflettendo la mente e la volontà di Geova, ha superato in ricchezza e portata gli scritti di semplici uomini.

L’Iddio Onnipotente ha fatto sì che la sua Parola di verità fosse scritta in un linguaggio facile da capire e facile da tradurre praticamente in qualsiasi lingua.

Nessun altro libro ha richiesto tanto tempo per essere completato.

Nel 1513 a.E.V. Mosè cominciò a scrivere la Bibbia.

Altri scritti sacri furono aggiunti alle Scritture ispirate fino a qualche tempo dopo il 443 a.E.V. quando Neemia e Malachia terminarono i loro libri.

Poi nella stesura della Bibbia ci fu un intervallo di quasi cinque secoli, finché l’apostolo Matteo mise per iscritto il suo resoconto storico.

Quasi 60 anni più tardi Giovanni, l’ultimo degli apostoli, aggiunse il suo Vangelo e tre lettere, completando il canone biblico.

Quindi ci vollero in tutto circa 1.610 anni per produrre la Bibbia.

Tutti gli scrittori erano ebrei e perciò facevano parte del popolo a cui “furono affidati i sacri oracoli di Dio”. — Ro 3:2.

La Bibbia non è un assortimento o una raccolta di frammenti eterogenei della letteratura ebraica e cristiana.

Tutt’altro; è un libro organico, con parti strettamente unite e collegate tra loro, che riflette indubbiamente l’ordine sistematico dello stesso Autore-Creatore.

I rapporti che Dio ebbe con Israele nel provvedere un esteso codice di leggi come pure regolamenti relativi anche a piccoli particolari della vita nell’accampamento — che si rispecchiano poi nel regno davidico e nella congregazione cristiana del I secolo — riflettono ed esaltano l’aspetto organizzativo della Bibbia.

Contenuto.

Il contenuto di questo Libro dei Libri rivela il passato, spiega il presente e predice il futuro, cose che solo Chi conosce la fine dal principio poteva fare. (Isa 46:10)

Dopo l’iniziale menzione della creazione del cielo e della terra, la Bibbia fornisce un resoconto completo degli avvenimenti che prepararono la terra perché fosse abitata dall’uomo.

Poi viene data la vera spiegazione scientifica dell’origine dell’uomo — di come la vita proviene da un Datore di vita — cosa che solo il Creatore in veste di Autore poteva spiegare. (Ge 1:26-28; 2:7)

Indicando la ragione per cui l’uomo muore, viene introdotto il tema predominante dell’intera Bibbia.

Questo tema, la rivendicazione della sovranità di Geova e l’adempimento finale del suo proposito per la terra mediante il suo Regno retto da Cristo, il promesso Seme, era incluso nella prima profezia circa il ‘seme della donna’. (Ge 3:15)

Trascorsero oltre 2.000 anni prima che questa promessa di un “seme” fosse menzionata di nuovo.

Ciò avvenne quando Dio disse ad Abraamo: “Per mezzo del tuo seme tutte le nazioni della terra certamente si benediranno”. (Ge 22:18)

Più di 800 anni dopo, la promessa fu rinnovata al re Davide, discendente di Abraamo, e in seguito i profeti di Geova tennero accesa la fiamma di questa speranza. (2Sa 7:12, 16; Isa 9:6, 7)

Oltre 1.000 anni dopo Davide e 4.000 anni dopo l’originaria profezia edenica, apparve il promesso Seme, Gesù Cristo, l’erede legittimo al “trono di Davide suo padre”. (Lu 1:31-33; Gal 3:16)

Ferito a morte dal seme terreno del “serpente”, questo “Figlio dell’Altissimo” provvide il prezzo di riscatto necessario a riacquistare il diritto alla vita che la progenie di Adamo aveva perso, fornendo così l’unico mezzo per cui il genere umano può avere vita eterna.

Poi fu innalzato in attesa del tempo fissato per scagliare “l’originale serpente, colui che è chiamato Diavolo e Satana”, giù sulla terra, dove alla fine sarà distrutto per sempre.

Così il grandioso tema, annunciato in Genesi e sviluppato e ampliato in tutto il resto della Bibbia, giunge a un grandioso culmine negli ultimi capitoli di Rivelazione, dove si mostra come il proposito di Geova è portato a compimento per mezzo del Regno. — Ri 11:15; 12:1-12, 17; 19:11-16; 20:1-3, 7-10; 21:1-5; 22:3-5.

Questo Regno retto da Cristo il Seme promesso è il mezzo mediante cui si compie la rivendicazione del nome di Geova.

Continuando su questo tema la Bibbia magnifica il nome di Geova più di qualsiasi altro libro; il nome ricorre 6.973 volte nella parte delle Scritture Ebraiche della Traduzione del Nuovo Mondo, oltre alla forma abbreviata “Iah”, e a decine di altre volte in cui fa parte di nomi composti come “Iehoshua”, che significa “Geova è salvezza”.

(Vedi GEOVA [Importanza del nome]).Vai alla pagina TETRAGRAMMA

Non conosceremmo il nome del Creatore, né la grande contesa relativa al suo nome sollevata dalla ribellione edenica, né il proposito di Dio di santificare e rivendicare tale nome di fronte a tutta la creazione, se queste cose non fossero state rivelate nella Bibbia.

In questa biblioteca di 66 libri il tema del Regno e il nome di Geova sono strettamente legati a informazioni su molti argomenti. I riferimenti a campi dello scibile quali agricoltura, architettura, astronomia, chimica, commercio, ingegneria, etnologia, governo, igiene, musica, poesia, filologia e strategia, contribuiscono tutti allo sviluppo del tema; non sono a sé stanti. Inoltre la Bibbia è una vera miniera d’informazioni per archeologi e paleografi.

Come accurata opera storica che penetra nel più remoto passato, la Bibbia supera di gran lunga tutti gli altri libri.

Ma il suo valore è ancora più grande nel campo della profezia, poiché predice il futuro, cosa che solo il Re d’eternità può fare con esattezza.

La marcia delle potenze mondiali nel corso dei secoli, persino l’inizio e la fine di alcune delle istituzioni attuali, fu profeticamente annunciata da profezie bibliche di ampia portata.

In modo molto pratico la Parola di verità di Dio libera gli uomini da ignoranza, superstizione, filosofie e insensate tradizioni umane. (Gv 8:32)

“La parola di Dio è vivente ed esercita potenza”. (Eb 4:12) Senza la Bibbia non conosceremmo Geova, non conosceremmo i meravigliosi benefìci del sacrificio di riscatto di Cristo, e non capiremmo i requisiti che dobbiamo soddisfare per vivere in eterno come parte del giusto Regno di Dio o sotto di esso.

La Bibbia è un libro praticissimo anche sotto altri aspetti, infatti dà ai cristiani sani consigli su come vivere ora, come svolgere il loro ministero e come sopravvivere a questo sistema di cose avido di piaceri e nemico di Dio.

Ai cristiani viene detto di ‘cessare di conformarsi a questo sistema di cose’ escludendo dalla propria mente il modo di pensare mondano; essi possono far ciò avendo l’umile disposizione mentale “che fu anche in Cristo Gesù”, e spogliandosi della vecchia personalità per rivestire la nuova. (Ro 12:2; Flp 2:5-8; Ef 4:23, 24; Col 3:5-10)

Questo significa manifestare i frutti dello spirito di Dio, “amore, gioia, pace, longanimità, benignità, bontà, fede, mitezza, padronanza di sé”, ampiamente trattati nella Bibbia. — Gal 5:22, 23; Col 3:12-14.

Autenticità.

La veracità della Bibbia ha subito molti attacchi, ma nessuno di questi l’ha minata o indebolita minimamente.

Storia biblica.

Sir Isaac Newton una volta disse: “Trovo segni più sicuri di autenticità nella Bibbia che in qualsivoglia storia profana”. (R. Watson, Two Apologies, Londra, 1820, p. 57)

Su qualsiasi argomento si possa metterla alla prova, la sua fedeltà alla verità è confermata.

La sua storia è accurata e degna di fiducia.

Per esempio, non si può contraddire quello che afferma riguardo alla resa di Babilonia ai medi e ai persiani (Ger 51:11, 12, 28; Da 5:28), né quello che dice di personaggi quali il sovrano babilonese Nabucodonosor (Ger 27:20; Da 1:1), l’egiziano Sisac (1Re 14:25; 2Cr 12:2), gli assiri Tiglat-Pileser III e Sennacherib (2Re 15:29; 16:7; 18:13), gli imperatori romani Augusto, Tiberio e Claudio (Lu 2:1; 3:1; At 18:2), funzionari romani quali Pilato, Felice e Festo (At 4:27; 23:26; 24:27), né quello che dice del tempio di Artemide a Efeso e dell’Areopago di Atene (At 19:35; 17:19-34).

Ciò che la Bibbia dice di questi e altri luoghi, personaggi o avvenimenti è storicamente accurato in ogni particolare. — Vedi ARCHEOLOGIA.

Razze e lingue.

Anche ciò che la Bibbia dice delle razze e delle lingue dell’uomo è vero. Tutti, indipendentemente da statura, cultura, colore o lingua, fanno parte di un’unica famiglia umana.

La divisione della famiglia umana nei tre rami iafetico, camitico e semitico, tutti discendenti da Adamo per mezzo di Noè, non può essere messa in discussione. (Ge 9:18, 19; At 17:26)

Henry Rawlinson disse: “Se dovessimo lasciarci guidare dalla semplice intersezione dei sentieri linguistici, e indipendentemente da ogni riferimento alla storia biblica, saremmo ugualmente portati a fissare nella pianura di Sinar l’epicentro da cui si irradiano le varie linee”. — G. Rawlinson, The Historical Evidences of the Truth of the Scripture Records, 1862, p. 287; Ge 11:2-9.

Praticità.

Gli insegnamenti, gli esempi e le dottrine della Bibbia sono i più pratici per l’uomo moderno.

I giusti princìpi e le alte norme morali contenuti in questo libro dimostrano la sua netta superiorità rispetto a tutti gli altri libri.

Non solo la Bibbia risponde a importanti domande ma offre anche molti consigli pratici che, se seguiti, contribuirebbero a migliorare di molto la salute mentale e fisica della popolazione della terra.

La Bibbia espone princìpi su ciò che è giusto o sbagliato in quanto a rapporti d’affari (Mt 7:12; Le 19:35, 36; Pr 20:10; 22:22, 23), laboriosità (Ef 4:28; Col 3:23; 1Ts 4:11, 12; 2Ts 3:10-12), condotta morale pura (Gal 5:19-23; 1Ts 4:3-8; Eso 20:14-17; Le 20:10-16), compagnie edificanti (1Co 15:33; Eb 10:24, 25; Pr 5:3-11; 13:20), buoni rapporti familiari (Ef 5:21-33; 6:1-4; Col 3:18-21; De 6:4-9; Pr 13:24 )

 Come disse una volta il famoso docente americano W. L. Phelps: “Credo che la conoscenza della Bibbia senza cultura universitaria sia più preziosa della cultura universitaria senza Bibbia”. (The New Dictionary of Thoughts, p. 46)

E un presidente americano scrisse della Bibbia: “Di tutti i libri del mondo è quello che più contribuisce a rendere gli uomini buoni, saggi e felici”. — Letters of John Quincy Adams to His Son, 1849, p. 9.

Accuratezza scientifica.

La Bibbia non manca di accuratezza scientifica.

Sia nel descrivere l’ordine progressivo della preparazione della terra come dimora dell’uomo (Ge 1:1-31), che nel dire che la terra è sferica e sospesa “sul nulla” (Gb 26:7; Isa 40:22), nel classificare la lepre tra i ruminanti (Le 11:6) o nell’affermare che “l’anima della carne è nel sangue” (Le 17:11-14), la Bibbia è scientificamente valida.

Usi e costumi.

Per quanto riguarda gli usi e i costumi la Bibbia non è mai in errore.

Quando parla di governanti politici la Bibbia usa sempre il titolo giusto che questi avevano all’epoca in cui fu scritta.

Per esempio, Erode Antipa e Lisania sono definiti governanti distrettuali (tetrarchi), Erode Agrippa (II) re, e Gallione proconsole. (Lu 3:1; At 25:13; 18:12)

Marce trionfali di eserciti vittoriosi, insieme ai loro prigionieri, erano comuni in epoca romana. (2Co 2:14)

La Bibbia parla dell’ospitalità verso gli estranei, del modo di vivere orientale, dell’acquisto di proprietà, della procedura seguita per stipulare contratti e della circoncisione praticata dagli ebrei e da altri popoli, e in tutti questi particolari la Bibbia è accurata. — Ge 18:1-8; 23:7-18; 17:10-14; Ger 9:25, 26.

Onestà.

Gli scrittori biblici mostrarono un’onestà che non esisteva fra gli altri scrittori antichi.

Fin dall’inizio Mosè ammise francamente sia i propri peccati che i peccati e gli errori del suo popolo, come fecero altri scrittori ebrei. (Eso 14:11, 12; 32:1-6; Nu 14:1-9; 20:9-12; 27:12-14; De 4:21) I peccati di grandi uomini come Davide e Salomone non vennero taciuti ma palesati. (2Sa 11:2-27; 1Re 11:1-13)

Giona parlò della propria disubbidienza. (Gna 1:1-3; 4:1)

Anche gli altri profeti manifestarono la stessa sincerità e franchezza.

Gli scrittori delle Scritture Greche Cristiane mostrarono lo stesso rispetto per la verità manifestato nelle Scritture Ebraiche.

Paolo parla della sua precedente vita peccaminosa, dell’insuccesso di Marco nell’opera missionaria e anche degli errori dell’apostolo Pietro. (At 22:19, 20; 15:37-39; Gal 2:11-14)

Queste informazioni franche e schiette accrescono la fiducia nell’onestà e nella veracità della Bibbia.

Integrità.

I fatti attestano l’integrità della Bibbia.

La narrazione biblica è strettamente legata alla storia dell’epoca.

Vengono date istruzioni esplicite e veritiere nella maniera più semplice.

La schietta sincerità e fedeltà degli scrittori, il loro ardente zelo per la verità, e il coscienzioso sforzo di essere accurati nei particolari sono quanto ci aspetteremmo dalla Parola di verità di Dio. — Gv 17:17.

Profezia.

Se c’è una cosa che da sola dimostrerebbe che la Bibbia è l’ispirata Parola di Geova, questa è la profezia.

Nella Bibbia ci sono numerose profezie di ampia portata che si sono adempiute.

Per un elenco parziale, vedi il libro “Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile”, pp. 338-341.

Preservazione.

Oggi non si è a conoscenza dell’esistenza di alcuno degli scritti originali delle Sacre Scritture.

Geova però ha provveduto affinché venissero fatte delle copie per sostituire gli originali logori.

Inoltre, all’epoca dell’esilio in Babilonia e anche dopo, con il moltiplicarsi delle comunità ebraiche fuori della Palestina, ci fu una crescente richiesta di copie delle Scritture.

Questa richiesta fu soddisfatta da copisti di professione che facevano straordinari sforzi perché i loro manoscritti fossero accurati.

Esdra stesso era “un esperto copista della legge di Mosè, che Geova l’Iddio d’Israele aveva dato”. — Esd 7:6.

Per secoli si continuarono a fare copie manoscritte delle Scritture, e nel frattempo la Bibbia fu ampliata con l’aggiunta delle Scritture Greche Cristiane.

Inoltre comparvero traduzioni o versioni di questi Scritti Sacri in altre lingue. Infatti le Scritture Ebraiche hanno l’onore di essere il primo libro famoso tradotto in un’altra lingua.

Attualmente esistono migliaia di questi manoscritti biblici e versioni.

— Vedi MANOSCRITTI DELLA BIBBIA; VERSIONI.

La prima Bibbia stampata, la Bibbia di Gutenberg, uscì nel 1456.

Oggi la Bibbia (per intero o in parte) ha raggiunto una diffusione di oltre due miliardi di copie in quasi 1.800 lingue.

Questo è avvenuto nonostante grande opposizione da molti fronti.

La Bibbia ha avuto più nemici di qualsiasi altro libro; papi e concili hanno vietato la lettura della Bibbia pena la scomunica.

Migliaia di persone che amavano la Bibbia hanno perso la vita, e migliaia di copie della Bibbia sono state date alle fiamme.

Una delle vittime della lotta per la sopravvivenza della Bibbia fu il traduttore William Tyndale, che una volta, parlando con un ecclesiastico, affermò: “Se Dio mi risparmia la vita ancora per qualche anno, farò in modo che un ragazzo che spinge l’aratro conosca la Scrittura meglio di te”. — John Foxe, Actes and Monuments, 1563, p. 514.

Dobbiamo ringraziare Geova, a cui va il merito di avere preservato la sua Parola nonostante la violenta opposizione.

Questo fatto rende più significative le parole del profeta Isaia citate dall’apostolo Pietro: “Ogni carne è come l’erba, e tutta la sua gloria è come il fiore dell’erba; l’erba si secca e il fiore cade, ma la parola di Geova dura per sempre”. (1Pt 1:24, 25; Isa 40:6-8)

In questo XX secolo facciamo dunque bene a prestarle “attenzione come a una lampada che risplende in luogo tenebroso”. (2Pt 1:19; Sl 119:105)

L’uomo il cui “diletto è nella legge di Geova, e lègge sottovoce nella sua legge giorno e notte”, e mette in pratica quello che legge avrà successo e sarà felice. (Sl 1:1, 2; Gsè 1:8)

Per lui le leggi, i rammemoratori, gli ordini, i comandamenti e le decisioni giudiziarie di Geova contenuti nella Bibbia sono “più dolci del miele”, e la saggezza che ne deriva è “da desiderare più dell’oro, sì, di molto oro raffinato”, perché significa vita. — Sl 19:7-10; Pr 3:13, 16-18;

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01.11 | 12:30

IL GRADO DI CIVILTA' DI UN POPOLO LO SI MISURA , IN PRIMO LUOGO, DAL MODO COME TRATTA DONNE, BAMBINI E ANZIANI.

...
09.11 | 15:17

Mr Daniel'
Be a member of Illuminati as a brotherhood will make you rich and famous in the world and have power to control people in the high place in the worldwide.Are you a business man or woman,artist, political, musician, student, do you want t

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06.07 | 02:50

lpurtroppo su internet si trova di tutto ed e' per questo che molti non capicono c'e' tutto ed il contrario di tutto e questo fa il loro gioco

...
03.07 | 17:08

No ! Non c'è assolutamente alcuna connessione tra questa poesia ed i Sioux / i Navajo o i Africani.
No! Questa poesia è né di un anonimo nè africana né indian

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