L'ultimo dei romantici italiani

Giovanni Carnovali detto " IL PICCIO"

Giovanni Carnovali, detto il Piccio, nato a Montegrino Valtravaglia (VA) il 29 settembre 1804 da una famiglia dalle umili origini, si trasferì in tenera età ad ALBINO in prov.di BERGAMO Ben presto mise in luce le sue doti d'artista, tanto che un aneddoto racconta che dipinse un mazzo di chiavi sulla porta di una villa che in molti presero per vere.

E' considerato l'ultimo dei romantici italiani

Nell’ambito del romanticismo italiano, un posto a sé lo occupa un altro movimento, detto «Scapigliatura», sviluppatosi a Milano nell’immediato periodo dopo l’unità d’Italia.

La Scapigliatura si sviluppa sulle suggestioni di un altro originale pittore romantico, la cui attività si è svolta a Milano: Giovanni Carnovali, detto il Piccio.


L' artista
Lo stile del Carnovali è strettamente legato alla tradizione lombarda del rinascimento ed è riconoscibile per una spiccata luminosità delle opere. Questa caratteristica crea nei dipinti atmosfere quasi trasparenti con tonalità molto accese, richiamando in qualche modo i grandi artisti del XVIII sec tra cui Tiepolo e Zuccarelli.

Le sue principali opere riguardano scene bibliche, mitologiche e della storia di Roma. Molto rinomati sono inoltre i suoi paesaggi ed i numerosi ritratti di personaggi dell'aristocrazia e borghesia del tempo.

Definito come bizzarro ed inquieto, ha sempre avuto un tocco originale.

La sua pennellata sciolta, a tocchi ed a macchie, ha sempre mantenuto un grande realismo capace di trasmettere le immagini direttamente alla coscienza, e lo rese uno tra gli artisti significativi dell'Ottocento, forse il primo interprete di una pittura moderna che approderà alla Scapigliatura e al Divisionismo, dandogli un carattere originale ed anticonformista.

Anche per questo non fu apprezzato dai contemporanei, spesso ritenuto o troppo antico o troppo moderno. Al suo tempo la classicità dei soggetti non era apprezzata, senza contare che l'uso del non finito agli occhi dei suoi contemporanei sembrò un oltraggio alla "buona pittura". Soltanto nel 1909, durante una mostra tenutasi a Milano le sue opere vennero riscoperte dalla critica e rivalutate.

Era il pittore che amava bagnarsi nei corsi d'acqua, consuetudine che gli sarà fatale, e che amava spostarsi a piedi dandosi ad abitudini randagie, a lunghe peregrinazioni per monti e pianure "tratto dall'amore dell'esercizio muscolare e dall'irresistibile passione della natura, alla quale si abbandonava dimenticando facilmente sé stesso".

Ed è forse romanticamente bello che il Piccio abbia incontrato la fine dell'esistenza per "rapimento" della tanto amata Natura, manifesta nel grande Po della Bassa. La tragedia si consumò d'estate, senza testimoni, in un silenzio coerente con quello osservato dall'uomo in vita. La breve lotta finale con l'acqua si può presumere "coperta dal rumore discreto della corrente, dal vibrare dei pioppi e delle acacie".

 

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09.11 | 15:17

Mr Daniel'
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06.07 | 02:50

lpurtroppo su internet si trova di tutto ed e' per questo che molti non capicono c'e' tutto ed il contrario di tutto e questo fa il loro gioco

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03.07 | 17:08

No ! Non c'è assolutamente alcuna connessione tra questa poesia ed i Sioux / i Navajo o i Africani.
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Montesarchio, un sito da scoprire e soprattutto da valorizzare.

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